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	<title>YamamaYblog &#187; Intimo</title>
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		<title>Eschimesi ed Intimo &#8211; cosa indossa il popolo dei ghiacci</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 10:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mettete insieme la curiosità del mio tutor che mi propone gli argomenti più disparati (e folli) e un amico speciale e prezioso che mi ha aiutato nella ricerca in un punto morto ed eccovi servito questo articolo. Direi che il nostro tempismo è a dir poco perfetto, dato che la stagione fredda si sta affacciando <a href="http://www.yamamay-blog.com/2011/10/19/eschimesi-ed-intimo-cosa-indossa-il-popolo-dei-ghiacci/">Clicca qui per saperne di pi&#249; <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettete insieme la curiosità del mio tutor che mi propone gli argomenti più disparati (e folli) e un amico speciale e prezioso che mi ha aiutato nella ricerca in un punto morto ed eccovi servito questo articolo. Direi che il nostro tempismo è a dir poco perfetto, dato che la stagione fredda si sta affacciando timida, ma decisa, nelle nostre giornate e sento già le prime persone lamentarsi del freddo, del cambio di stagione da fare e dei primi malanni che arrivano. Quello di cui vi parlo oggi, infatti, sono gli eschimesi. Vi capita mai di pensare a loro durante le giornate rigide dei nostri inverni? A me spesso. Anche perché amo l’inverno, ma non reggo troppo bene il freddo e se Napoli mi assiste in queste preferenze con un clima sempre mite, quando sono alle prese con l’inverno milanese non posso fare a meno di domandarmi come facciano le persone che vivono in condizioni meteorologiche – a dir poco &#8211; avverse ad affrontare quelle giornatacce da bufera di neve. Ed ecco che parliamo degli “sfortunati” per eccellenza: nessuno ha a che fare con un freddo più insistente, pungente e fastidioso del loro.</p>
<p>Quindi, per prima cosa, non lamentatevi. Perché c’è sempre chi sta peggio di voi.</p>
<p>E, per seconda, cosa… MA CHE BIANCHERIA INTIMA INDOSSERANNO MAI?</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/intimopelle.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-212" title="intimopelle" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/intimopelle.jpg" alt="" width="620" height="465" /></a></p>
<p>Questa non è una ricerca per consigliare a Yamamay di aprire dei punti vendita lì (anche se un igloo rosso fragola sarebbe delizioso e si noterebbe non poco in mezzo a neve e ghiaccio), ma pura curiosità. Credo che se io per caso (e dovrebbe essere un caso assolutamente unico e strano, lo ammetto) mi dovessi trovare lì, indosserei tanti di quegli strati e sarei così tanto infagottata da dimenticare anche qual è la prima cosa che ho indossato al mattino. E poi, andiamo… cosa potrebbe essere adatto a quelle temperature? Ovviamente lo stile di vita lì non è come il nostro, quindi al bando completino sexy (mi dispiace, signori eschimesi) che sbucano ammiccanti da camicette e via, concentrati, focalizzati, sulla comodità e praticità. E sul calore, ovviamente.</p>
<p>Intimo di lana? Mi sembra il minimo. Intimo di pelliccia? Meglio. Intimo in pile? Adoro (Cioè, adorerei se fossi lì, ma qui giuro di non farne uso. No, per chi se lo fosse chiesto, neanche quando sono a Milano.).</p>
<p>La risposta “seria”? Intimo in pelle di karibù. Sia per l’uomo che per la donna. E mi congratulerei specialmente con gli uomini, dato che – pare &#8211;  quando sono a lavoro spesso indossano solo quello. Gli adulti, tendenzialmente, sopra l&#8217;intimo mettono due tute di pelliccia: la prima con il pelo rivolto sulla pelle e la seconda messo sopra, rivolta verso l&#8217;esterno. D&#8217;estate, mentre noi ci affliggiamo col dilemma canotta o t-shirt, loro semplicemente si preoccupano di indossare un solo strato di pelliccia. Gente fortunata, che non deve scervellarsi troppo davanti l’armadio. Poveri bambini, invece, che non indossano intimo. Non vorrei mai essere, in nessun caso, un bambino eschimese in una delle mie prossime vite.</p>
<p>Pensate anche che il nostro immaginario legato a questa popolazione ricorre spesso a stereotipi e luoghi comuni ampiamente superati. A suo modo, la loro civiltà si è evoluta ed a dispetto di quello che ci piace immaginare, non tutti vivono negli igloo. Molti inuit vivono infatti in vere e proprie cittadine, in alloggi moderni costruiti dallo Stato. E comunque, negli igloo l&#8217;aria, all&#8217;interno, si riscalda velocemente grazie alle sorgenti umane presenti, anche se all&#8217;esterno si è sotto zero. Per cui, all&#8217;interno si raggiungono anche temperature &#8220;caraibiche&#8221; di 25 gradi. Da qui è un passo a dormire nudi, come sembra facciano (ed ecco che un altro mercato, quello dei pigiami, non potrà mai svilupparsi).</p>
<p>Caratteristica sociale di cui vorrei accennarvi, in chiusura, è la piena libertà sessuale delle fanciulle. Ebbene si. Fino a poco fa era infatti in uso la cosiddetta prostituzione di ospitalità, che prevedeva l’atto sessuale della donna di casa con il proprio ospite. Inoltre era frequente lo scambio di mogli, come pratica tutt’altro che scandalosa. Gli inuit sono estremamente ospitali e liberi. E questo, nonostante le donne indossino orribile biancheria in pelle. Bene, ho fornito alle donne una scusa nel caso fossero colte in flagrante con il proprio amante: “Ho sangue inuit nelle vene e per me l’ospitalità vera è questa. E non ci trovo niente di male, caro.”</p>
<p>Scherzi a parte, ragazze… vi rendete conto di quanto siete fortunate? Avete moltissimi negozi Yamamay in cui sbizzarrirvi e non dovete ricorrere a vere e proprie corazze di pelle per non congelare… non è una buona notizia? Però, una cosa molto dolce la ruberei agli Inuit. Il bacio naso-naso. Questo tipo di bacio è in realtà un bacio “olfattivo” che nella loro cultura viene preferito agli altri (Non dico di preferirlo al bacio alla francese, ragazze, ma solo di adottarlo di tanto in tanto! Per cambiare!). Nel bacio eschimese ci si strofina naso a naso (oppure guancia a guancia) aspirando l’odore dell’altro. Personalmente, il mio uomo deve sapere di buono. E se non c’è questo tipo di alchimia olfattiva… non c’è storia. In questo, gli eschimesi ci han visto lungo.</p>
<p>Marina</p>
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		<title>Si torna in Giappone, cosa indossano sotto il vestito?</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 16:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ragazzi eccoci di nuovo per tornare in Giappone e scoprire cosa nasconodono i nostri amici nipponici sotto il vestito! Gli esperti tessili della Japan Women&#8217;s University di Tokyo invece hanno sviluppo una particolare linea di abbigliamento intimo, chiamata J-ware, testato da Koichi Wakata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. La novità? Sta nel fatto che <a href="http://www.yamamay-blog.com/2011/10/17/si-torna-in-giappone-cosa-indossano-sotto-il-vestito/">Clicca qui per saperne di pi&#249; <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ragazzi eccoci di nuovo per tornare in Giappone e scoprire cosa nasconodono i nostri amici nipponici sotto il vestito!</p>
<p>Gli esperti tessili della <strong>Japan Women&#8217;s University di Tokyo</strong> invece hanno sviluppo una particolare linea di abbigliamento intimo, chiamata <em><strong>J-ware</strong></em>, testato da Koichi Wakata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. La novità? Sta nel fatto che questi indumenti, anche se indossati per una settimana intera, non emanano odori. Il materiale con cui sono stati fatti uccide i batteri, assorbe l&#8217;acqua, isola il corpo e lo mantiene asciutto. E sono anche resistenti al fuoco. L&#8217;Agenzia Spaziale Giapponese, spera di fornire alla NASA un notevole quantitativo di J-ware. E spero si limiteranno a questa nicchia di mercato! Niente più slip da cambiare ogni giorno, ci pensate? Cosa riprovevole ad immaginarla nel quotidiano, ma oggettivamente utile in quelle situazioni in cui il cambio dell&#8217;indumento non è facile. Come nello spazio, appunto, dove per ogni missione viene trasportata una notevole quantità di vestiario di ricambio visto che non è possibile avere un sistema di lavaggio nelle navicelle.</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/jspace_jware01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-209" title="jspace_jware01" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/jspace_jware01.jpg" alt="" width="620" height="465" /></a></p>
<p>Ma dopo un intimo così “scientifico” ed a prova di spazio, voglio stupirvi con novità più dolci. L&#8217;intimo di peluche. Ebbene si. Reggiseni, perizoma, slip e babydoll che sembrano ricavati da Teddy Bear. Da <strong><em>Tutu Anna, negozio di intimo a Takeshita Dori</em></strong>, tappa obbligata degli acquisti di Tokyo ce ne sono a centinaia.</p>
<p>Tutta questa attenzione al mercato dell&#8217;intimo porta anche a strane ossessioni e casi clamorosi, il classico risvolto della medaglia. Pensate che la polizia giapponese ha arrestato ad Hiroshima un<strong><em> &#8216;ladro seriale&#8217; che si era specializzato in biancheria intima per signora:</em></strong> l&#8217;uomo, in circa 6 anni era riuscito ad accumulare una refurtiva notevole: in casa gli agenti gli hanno trovato infatti oltre quattromila capi.</p>
<p>Ma non finisce qui. Una giovane donna ha citato in giudizio <strong><em>Google per Street View </em></strong> per aver inserito, nel servizio di mappatura, una foto che ritraeva indumenti intimi stesi sul terrazzo della propria abitazione. L&#8217;idea che la sua biancheria intima fosse visibile a tutto il mondo della Rete, l&#8217;ha costretta a cambiare residenza per paura di poter essere un bersaglio di violenze sessuali o stalking. Inoltre, la donna avrebbe perso il lavoro per il peggioramento della sua condizione psicologica a causa dell&#8217;accaduto. Durante il primo dibattimento la donna ha chiesto alla divisione nipponica di Google un risarcimento di 600.000 yen (pari a 5.400 euro). Secondo i dettagli riportati dalla stampa giapponese la giovane prima dell&#8217;episodio in questione era stata già affetta da forme di disturbo ossessivo-compulsivo che, in seguito alla scoperta della foto, sarebbero peggiorate.</p>
<p>Marina</p>
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		<title>My underwear concept.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 10:57:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non voglio certo star qui a decantare i pregi di Yamamay ed elencare tutti i prodotti che ho di questo brand. E&#8217; ovvio che sono di parte per via di questa collaborazione e potreste percepirlo in modo negativo, ma in fondo é pochissimo che questa avventura ha avuto inizio e potete fidarvi di me perché <a href="http://www.yamamay-blog.com/2011/10/03/my-underwear-concept/">Clicca qui per saperne di pi&#249; <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio certo star qui a decantare i pregi di Yamamay ed elencare tutti i prodotti che ho di questo brand. E&#8217; ovvio che sono di parte per via di questa collaborazione e potreste percepirlo in modo negativo, ma in fondo é pochissimo che questa avventura ha avuto inizio e potete fidarvi di me perché parlo come una qualsiasi acquirente, in maniera oggettiva. Quello che preferisco del marchio non saprei spiegarvi cos&#8217;é, so solo che entrare in uno dei suoi punti vendita comporta sempre uscirne con una bustina in mano: non so resistere alla scelta di quei completini, per non parlare dei costumi per l&#8217;estate&#8230;</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-03-a-12.51.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-133" title="Schermata-2011-10-03-a-12.51" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/Schermata-2011-10-03-a-12.51.jpg" alt="" width="620" height="997" /></a></p>
<p>Per una donna l&#8217;intimo è fondamentale almeno quanto quello che si indossa e che si mostra a tutti: ci fa sentire bene e quella giusta ci fa sentire soprattutto più belle. Ci sono giorni in cui indossare &#8220;quella giusta&#8221; anche sotto il più semplice outfit ci fa brillare e dona quella sicurezza che agli altri appare come un intangibile <strong>&#8220;je ne sais quoi&#8221;!</strong> Mentre il costume è fondamentale perché d&#8217;estate, al mare, non indossiamo che lui: ci accompagna con i suoi pochi centimetri di tessuto nel periodo più rilassante e divertente del nostro anno. E&#8217; per questo che non può non essere fatto apposta per noi, non possiamo permetterci di comprarne uno che non ci renda totalmente soddisfatte: quello perfetto ha i colori giusti, la linea che ci dona di più e una buona qualità che gli consenta di resistere ai bagni, al sole, alle docce, alle nostre lunghe giornate estive.</p>
<p>Sono cresciuta con una madre estremamente attenta al suo intimo: lo ha sempre scelto con cura, ma soprattutto si è sempre lasciata guidare dal suo innato gusto, osando anche con completi ultra femminili e romantici. Nell&#8217;adolescenza non capivo questa sua mania, ma crescendo ho iniziato ad apprezzarla e condividere questa passione con lei. Così, i miei cassetti hanno iniziato a riempirsi delle tipologie più disparate di intimo: dai pezzi più basici che mi accompagnano durante tutti i giorni a quelli più belli per le occasioni speciali (ciao mamma, ciao papà, so che mi leggete, ma non preoccupatevi, le &#8220;occasioni speciali&#8221; sarebbero i compleanni, gli esami universitari, le ricorrenze&#8230;cose di questo tipo ovviamente) &#8230;</p>
<p>Quando siete tristi, fare shopping in un negozio di intimo tira su il morale in maniera incredibile. E&#8217; come regalarsi una giornata in SPA o una visita dal parrucchiere e dell&#8217;estetista: qualcosa di molto più profondo del comprare un bel jeans, una borsa od un cappotto. Certo, questi pezzi durano di più, mentre un completino non te lo porti dietro tutta una vita, ma probabilmente questo é il prezzo da pagare per quella bellissima sensazione che accompagna il momento in cui ti fai un regalo del genere: é una cosa intima, una scelta personalissima che fai per te stessa, un gesto d&#8217;amore che ognuna fa per prendersi cura di sé. E&#8217; per questo che il nuovo pay off del brand Yamamy non poteva che essere: per chi si ama. E non poteva esserci frase migliore.</p>
<p>Marina</p>
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		<title>Indietro nel tempo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 10:32:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Antico Egitto, Antica Grecia, Antica Roma. L&#8217;intimo nasce, si sviluppa in diverse forme e nascono nuovi indumenti. La storia della nostra biancheria è lunga ed affascinante. Ovviamente quando parliamo di intimo nell&#8217;Antico Egitto siamo ben lontani dal riferirci a reggiseni a balconcino e tanga, ma l&#8217;evoluzione di questo tipo di indumenti sarebbe davvero da studiare <a href="http://www.yamamay-blog.com/2011/10/03/indietro-nel-tempo/">Clicca qui per saperne di pi&#249; <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antico Egitto, Antica Grecia, Antica Roma. L&#8217;intimo nasce, si sviluppa in diverse forme e nascono nuovi indumenti. La storia della nostra biancheria è lunga ed affascinante. Ovviamente quando parliamo di intimo nell&#8217;Antico Egitto siamo ben lontani dal riferirci a reggiseni a balconcino e tanga, ma l&#8217;evoluzione di questo tipo di indumenti sarebbe davvero da studiare ed approfondire per tutte noi, perché lascia intendere come la società stessa si è evoluta ed assieme ad essa il ruolo della donna. La storia dell&#8217;intimo è in un certo senso parallela a quella della liberazione femminile, perché i vari indumenti nel corso dei secoli hanno segnato il passaggio dalla condizione di costrizione a quella di totale libertà.</p>
<p>Se nell&#8217;Antico Egitto c&#8217;erano semplici tuniche a contatto diretto con la pelle sotto i vestiti, nell&#8217;Antica Grecia si tratta di vesti lunghe di lino, mentre nell&#8217;Antica Roma fanno capolino gli antenati dei reggiseni, i <em><strong>mamillari</strong></em>, ovvero fasce strette di cuoio che appiattivano il seno, ma anche <strong><em>cestus</em></strong>, che stringevano la vita.Celavano, appiattivano, comprimevano e segnavano le forme, questi sono stati da sempre i compiti di questi pezzi apparsi nei guardaroba femminili e diventati nei secoli fondamentali al punto di passare dalla sfera più privata all&#8217;esibizione più ostentata.</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/img524-01-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-122" title="img524-01-1" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/img524-01-1.jpg" alt="" width="620" height="813" /></a></p>
<p>Nel Medioevo è totalmente lontano il concetto che abbiamo oggi di intimo e ci si limitava ad indossare capi sottili e leggeri per evitare il contatto diretto degli abiti con la pelle. Nel Rinascimento era il “pubblico decoro” imposto dalle autorità che spingeva uomini e donne ad indossare camicie e<strong><em> brachesse (mutandoni)</em></strong> per coprirsi, eppure la vanità femminile porta all&#8217;uso delle<strong><em> giarrettiere, utilizzate per stringere le calze con dei nastrini.</em></strong> Nel Seicento è il <strong><em>corsetto</em></strong> ad essere protagonista indiscusso, stringendo il ventre delle donne. Il Settecento invece esige <strong><em>paniere e guardifante</em></strong>, per dare ampiezza alle gonne degli abiti e per sottolineare l&#8217;ampiezza del lato B, come la moda voleva. Ma è nell&#8217;Ottocento che le donne iniziano a soffrire per davvero con i <strong><em>busti</em></strong>, che devono sottolineare vitini da vespa anche quando Madre Natura non ne ha fornito uno alla malcapitata, che si vedrà compressa con nastri, gancetti e stecche. Non è difficile immaginare il disagio che tutte queste cose causavano alle donne, portando impaccio nei movimenti e, ad un livello più metaforico, sottolineandone una sorta di schiavitù e costrizione. Il Novecento vede le cose rapidamente cambiare e segna una vera e propria rivoluzione in questa sfera.</p>
<p><em><strong>Nel 1914 appaiono i primi reggiseni e negli anni &#8217;30 è la leggerezza impalpabile delle sottovesti a farla da padrona.</strong></em> Niente più mutandoni lunghi, antiestetici ed ingombranti: le lunghezze si accorciano vertiginosamente e compaiono i primi slip. Grazie all&#8217;avvento del <em>nylon</em> assieme alle giarrettiere si diffondono a macchia d&#8217;olio le calze, la cui produzione viene fermata con l&#8217;arrivo della seconda guerra mondiale e la conseguente crisi economica, al punto da spingere le donne a disegnarsi sulla pelle la cucitura posteriore caratteristica dell&#8217;indumento.</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/1930s_1__185846s.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="1930s_1__185846s" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/1930s_1__185846s.jpg" alt="" width="620" height="444" /></a></p>
<p>E&#8217; negli anni 50 che l&#8217;intimo diventa di massa, con un ammiccamento ai pezzi strutturati del passato, come le guepière, con le quali però si avvia un gioco di seduzione e non certo si ricade nella costrizione. I bustini in questi anni servono a disegnare la figura, perchè è l&#8217;epoca delle pin-up: la vita deve esser piccola ed i seni prosperosi.</p>
<p>Negli anni 70 tutto ruota intorno alla comodità e l&#8217;intimo si fa sobrio e semplice, ampio infatti sarà l&#8217;uso di tessuti elasticizzati, mentre negli anni 80 tutto è di nuovo super sexy. Pizzi e ricami sono protagonisti e film cult sottolineano il ruolo fondamentale dell&#8217;intimo per accendere il gioco della seduzione. Basti pensare a 9 settimane e mezzo ed al meraviglioso strip tease di Kim Basinger, vero e proprio inno alla sottoveste.</p>
<p>Gli anni 90 segnano la nascita del Wonderbra, uno degli alleati femminili che non ha più lasciato gli armadi delle donne.</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/wonderbra1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-124" title="wonderbra1" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/wonderbra1.jpg" alt="" width="620" height="438" /></a></p>
<p>Cosa dire dei giorni nostri? La scelta è sempre più vasta ed ampia. Ci sono reggiseni sportivi, a balconcino e push up. Altri “miracolosi” aiutano le meno dotate ed alimentano le fantasie maschili. Gli slip sono semplici o senza cuciture, tanga, perizoma o culotte. Ma la cosa più nuova è che ormai l&#8217;intimo non è più così intimo. Viene mostrato, sbuca dai vestiti (cosa che prima era impensabile) e diversi stilisti lo rendono protagonista di sfilate e collezioni. Basti pensare al marchio Dolce &amp; Gabbana che ha reso il più classico dei tubini modernissimo, cucendoci un reggiseno a balconcino sotto che non ha paura di essere esibito, anzi.</p>
<p>L&#8217;intimo è uno dei migliori amici della donna. Indica chi siamo ed è la prima cosa da cui parte la nostra vestizione. Ci aiuta a sentirci più sexy, possiamo giocarci o lasciarci aiutare usando quello che scolpisce le nostre forme. Anche in questi casi, l&#8217;underwear non ha niente a che vedere con l&#8217;intimo costrittivo di un tempo, perché anche le culotte contenitive  ormai giocano con pizzi e merletti e ci fanno sentire bellissime.</p>
<p><a href="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/basic-push-up-yamamay.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-125" title="basic-push-up-yamamay" src="http://yamamay-blog.com/wp-content/uploads/2011/10/basic-push-up-yamamay.jpg" alt="" width="620" height="254" /></a></p>
<p>Aprendo il cassetto dell&#8217;intimo di una donna si può capire molto di lei. Provate a pensare alle vostre amiche&#8230; io saprei davvero indicare il prezzo preferito di ognuna di loro, perché le donne possono essere indecise riguardo un abito o un accessorio, ma non lo saranno mai riguardo l&#8217;intimo che prediligono e che le fa sentire meglio. Del resto è quel pezzetto di stoffa che ci tocca la pelle per tutta la giornata. E&#8217; impossibile odiare qualcosa che è così vicino a noi. E&#8217; un alleato. L&#8217;intimo è magia.</p>
<p>Marina</p>
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