Si torna in Giappone, cosa indossano sotto il vestito?

Ragazzi eccoci di nuovo per tornare in Giappone e scoprire cosa nasconodono i nostri amici nipponici sotto il vestito!

Gli esperti tessili della Japan Women’s University di Tokyo invece hanno sviluppo una particolare linea di abbigliamento intimo, chiamata J-ware, testato da Koichi Wakata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. La novità? Sta nel fatto che questi indumenti, anche se indossati per una settimana intera, non emanano odori. Il materiale con cui sono stati fatti uccide i batteri, assorbe l’acqua, isola il corpo e lo mantiene asciutto. E sono anche resistenti al fuoco. L’Agenzia Spaziale Giapponese, spera di fornire alla NASA un notevole quantitativo di J-ware. E spero si limiteranno a questa nicchia di mercato! Niente più slip da cambiare ogni giorno, ci pensate? Cosa riprovevole ad immaginarla nel quotidiano, ma oggettivamente utile in quelle situazioni in cui il cambio dell’indumento non è facile. Come nello spazio, appunto, dove per ogni missione viene trasportata una notevole quantità di vestiario di ricambio visto che non è possibile avere un sistema di lavaggio nelle navicelle.

Ma dopo un intimo così “scientifico” ed a prova di spazio, voglio stupirvi con novità più dolci. L’intimo di peluche. Ebbene si. Reggiseni, perizoma, slip e babydoll che sembrano ricavati da Teddy Bear. Da Tutu Anna, negozio di intimo a Takeshita Dori, tappa obbligata degli acquisti di Tokyo ce ne sono a centinaia.

Tutta questa attenzione al mercato dell’intimo porta anche a strane ossessioni e casi clamorosi, il classico risvolto della medaglia. Pensate che la polizia giapponese ha arrestato ad Hiroshima un ‘ladro seriale’ che si era specializzato in biancheria intima per signora: l’uomo, in circa 6 anni era riuscito ad accumulare una refurtiva notevole: in casa gli agenti gli hanno trovato infatti oltre quattromila capi.

Ma non finisce qui. Una giovane donna ha citato in giudizio Google per Street View  per aver inserito, nel servizio di mappatura, una foto che ritraeva indumenti intimi stesi sul terrazzo della propria abitazione. L’idea che la sua biancheria intima fosse visibile a tutto il mondo della Rete, l’ha costretta a cambiare residenza per paura di poter essere un bersaglio di violenze sessuali o stalking. Inoltre, la donna avrebbe perso il lavoro per il peggioramento della sua condizione psicologica a causa dell’accaduto. Durante il primo dibattimento la donna ha chiesto alla divisione nipponica di Google un risarcimento di 600.000 yen (pari a 5.400 euro). Secondo i dettagli riportati dalla stampa giapponese la giovane prima dell’episodio in questione era stata già affetta da forme di disturbo ossessivo-compulsivo che, in seguito alla scoperta della foto, sarebbero peggiorate.

Marina

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